Per comprendere appieno la complessità iconografica di un’opera come la Deposizione Baglioni bisogna ripercorrere i fatti che ne determinano la realizzazione. Come è ben documentato da una lettera autografa di Raffaello a Domenico Alfani e dalla testimonianza del Vasari, l’opera fu commissionata dalla nobildonna perugina Atalanta Baglioni ed era destinata alla cappella funeraria di famiglia, sita nella chiesa di San Francesco al Prato a Perugia. La cappella era opposta a quella in cui si trovava l’Incoronazione della Vergine che Raffaello aveva dipinto intorno al 1503 con reminiscenze ancora peruginesche. Molto probabilmente, il soggetto della pala centrale venne realizzato per omaggiare il giovane figlio della donna, Grifonetto, assassinato intorno al 1550 nel corso di alcuni fatti di sangue per il dominio di Perugia. Nella notte tra il 18 e il 19 marzo 1608, con la complicità dei frati, il dipinto fu prelevato e inviato a Paolo V che lo donò al nipote cardinale Scipione Borghese. Dopo difficili trattative la corte pontificia commissionò a Lanfranco e al Cavalier d’Arpino una copia del dipinto per riparare al vuoto lasciato dall’originale. In seguito al trattato di Tolentino l’opera fu trasferita a Parigi nel 1797 e, dopo il ritorno a Roma nel 1816, soltanto la scena centrale tornò a far parte della collezione Borghese.

L’ancona, originariamente collocata sull’altare, era formata dalla cimasa con l’Eterno tra gli Angeli, da un fregio a quattro comparti, dalla grande tavola centrale quadrata e da una predella divisa in tre tavole rettangolari con le Virtù teologali, per un’altezza complessiva di circa cinque metri.

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Eterno tra gli Angeli: il dipinto, raffigurante Dio Padre benedicente a mezza figura, vestito di rosso, con lo sguardo basso rivolto verso sinistra e circondato da putti, è stato eseguito entro la prima metà del Cinquecento da Domenico Alfani, amico e collaboratore di Raffaello.

Putti e grifi: nel fregio sono rappresentate quattro coppie di putti alati, seduti su teste di ariete, che offrono vasi con frutti a otto grifoni. Questi hanno una corona e alludono o allo stemma di Perugia, o a Grifonetto Baglioni. Il fregio, originariamente continuo, venne segato in quattro segmenti in epoca ignota e alcune parti sono andate perdute.

Speranza – Carità – Fede: le tavole della predella sono eseguite in grisaglia e imitano delle sculture; sono mantenute nei colori dell’avorio, il fondo mostra variazioni dal verde al marrone. Ai lati di ogni Virtù sono presenti degli angeli in finte nicchie, correlati in modo ricco di varianti alle figure principali. Entro cornici circolari le Virtù sono incarnate da immagini femminili affiancate da putti che ne accentuano il simbolismo. La predella seguì le stesse vicissitudini del dipinto principale e finì, come dono, nelle mani del cardinale Scipione Borghese.

Deposizione Baglioni

L’opera firmata e datata sulle pietre del Sepolcro “RAPHAEL VRBINAS M. D. VII” rappresenta un momento cruciale per Raffaello: si tratta, infatti, della prima pala d’altare propriamente narrativa.

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Deposizione Baglioni

La Deposizione Baglioni non è altro che un racconto, una storia che si svolge di fronte ai nostri occhi. Ad uno sguardo più esperto rivela una serie di rimandi tra passato e presente, mentre al semplice osservatore comunica tutta l’intensità di un evento straordinario, il momento in cui agli uomini è richiesta la maggiore fiducia nelle parole di Cristo.

Tre uomini stanno portando il suo corpo esangue al sepolcro: lo sforzo inarca i loro corpi e gli espedienti pittorici ne amplificano il senso del movimento e le espressioni concitate. Il Golgota che si erge sulla destra e il Sepolcro all’estrema sinistra sono i luoghi che delineano la vicenda, la cornice nella quale Raffaello mette in scena il dramma e in cui ogni figura ha un ruolo preciso, una propria espressione e un’identità storica ed emotiva. Due gruppi di personaggi muovono la rappresentazione: uno ruota intorno al Cristo, l’altro intorno alla Vergine. La figura abbandonata di Gesù fa da contrappunto al vigore del giovane in piedi, a cui è affidato il messaggio di Resurrezione. Tra le figure si riconoscono distintamente san Giovanni con le mani giunte e Maria Maddalena dolente, con i capelli al vento, colta nel pietoso gesto di tenere la mano di Gesù. A destra si trova il gruppo delle pie donne che sostengono la Vergine svenuta, tenuta alla vita dalla donna dietro di lei, mentre una le regge il capo reclinato sulla spalla e l’altra inginocchiata allunga le braccia per sostenerla. I due gruppi principali sono raccordati dal giovane trasportatore da alcuni indicato come un ritratto di Grifonetto Baglioni, che si proietta all’indietro.

Lo straordinario paesaggio asseconda ritmicamente la composizione: l’oscuro sepolcro nella roccia aiuta a stagliare i personaggi a sinistra, a destra le figure sono davanti alla collina del Golgota, mentre al centro la veduta si apre con ampio respiro su una veduta di colline punteggiate dalla presenza umana, con l’immancabile specchio d’acqua e con lontane montagne azzurrine velate di foschia. In primo piano le pianticelle rappresentate con cura rimandano all’esempio di Leonardo da Vinci. Straordinaria è anche la ricchezza dei colori, quasi smaltati, così come la plasticità data dal forte chiaroscuro, che dà alle figure una monumentalità statuaria. Di grande effetto è la resa dei corpi umani a cui viene prestata grande attenzione per la resa anatomica, per l’armonia e la varietà. In particolare, nell’opera si riconosce il dinamismo scultoreo di Michelangelo: la donna inginocchiata che si torce per sorreggere la Vergine e il corpo del Cristo riconducono al Tondo Doni anche se qui le torsioni risultano più pacate.

L’ingente numero di disegni preparatori documenta lo studio dall’antico e il lungo e laborioso evolversi del progetto compositivo, reso progressivamente più drammatico e dinamico nella nuova iconografia del “trasporto”. La novità compositiva della Deposizione segnò il superamento di tutto ciò che fino a quel momento la tradizione centro italiana umbro-toscana aveva trasmesso a Raffaello e aprì la strada ad un nuovo linguaggio espressivo, sintesi di un perfetto equilibrio tra idealizzazione formale ed espressione del sentimento, secondo uno stile a lungo ricercato nei modelli dell’antichità classica e caratteristico della successiva fase romana dell’artista.

Grazie alla presenza di sedici disegni preparatori è possibile seguire la genesi della Deposizione Baglioni con insolita completezza. 

L’evolversi della progettazione è stato interpretata come prova tangibile della creatività narrativa di Raffaello. Quasi tutti gli studi per la tavola centrale sono stati disegnati ad inchiostro; tuttavia è probabile che abbia eseguito studi più dettagliati a matita e abbia completato la preparazione a matita nera o a carboncino su cartone. È la prima volta che troviamo tanti studi compositivi generali per un dipinto, a testimonianza del particolare impegno che Raffaello rivolse a questa commissione, non tanto per il prestigio sociale che ne derivava, quanto per il tema commemorativo-drammatico che gli si proponeva. Comprese l’importanza che doveva avere l’effetto corale delle singole parti e dei particolari espressivi delle singole figure ed è per questo che ogni figura è indagata nel suo specifico ruolo sentimentale all’interno del tema comune. Del resto Raffaello era portato quasi naturalmente ad una evoluzione in chiave epico-narrativa grazie all’esperienza maturata dai contemporanei esempi fiorentini di tema drammatico-monumentale, primi fra tutti i due cartoni di Michelangelo e Leonardo.

Una precisa gradazione cronologica fra i fogli superstiti è impossibile. Possiamo, tuttavia, individuare il passaggio da un’originaria interpretazione del soggetto come una Pietà a una successiva drammatizzazione di esso come Trasporto del corpo di Cristo cui assistono dolenti le Marie.  Che l’idea di trasformare la Pietà in Trasporto al sepolcro sia venuta a Raffaello dalla nota incisione del Mantegna è possibile.

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Andrea Mantegna, Deposizione dalla Croce, incisione a bulino, cm. 44,5 x 35,1, Musei Civici di Pavia

La soluzione finale è il risultato di prove e graduali ripensamenti, documentati scrupolosamente dai numerosi disegni giunti sino a noi. Sanzio non considera dei bozzetti dei semplici studi: per lui ogni gesto raffigurato può assumere la dignità di un’opera d’arte. La Deposizione Baglioni non è soltanto il primo capolavoro assoluto di Raffaello ma anche un’impresa che mette in luce quanto  complesso e avvincente sia il metodo di lavoro dell’artista. 

Veronica Verzella

RIPRODUZIONE RISERVATA

Bibliografia di riferimento 

  • Costantino D’Orazio, Raffaello segreto, Sperling & Kupfer, 2015
  • Pierluigi De Vecchi, Raffaello, Mondadori Arte, Milano 2008
  • Giuseppe Sgarzini, Raffaelo, ATS Italia Editrice, 2006
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