I colori di una tavolozza sono l’impronta digitale di un pittore, uno spettro cromatico che ne riassume l’arte in potenza. Il fotografo e artista tedesco Matthias Schaller ha immortalato oltre duecento palette che hanno reso grande l’arte contemporanea: la sua serie fotografica, Das Meisterstück, propone le tavolozze d’autore come veri e propri ritratti indiretti, fornendo uno sguardo ravvicinato sull’uso del colore, sull’organizzazione dello spazio, sul genio creativo dei grandi maestri.

Quando un artista ha una tavolozza in mano, è come un prolungamento del suo corpo, e così, metaforicamente, ho reciso quel rapporto e l’ho reso un oggetto indipendente. Nel grande formato, non si vede più l’oggetto. Basta vedere il dipinto, e sei davvero lì.

La ricerca fotografica lo ha portato in tutta Europa e negli Stati Uniti, tra importanti musei, fondazioni private, eredi degli artisti e collezionisti. Ma il progetto è nato nel 2007, quando Schaller, trovandosi in visita nello studio di Cy Twombly a Gaeta, si è sorpreso nel notare la somiglianza della tavolozza dell’artista con la sua pittura:

Twombly è stato un incidente ma la seconda palette che ho visto era Mirò, e ha confermato l’idea. Poi ho pensato: bene, ora inizio.

La stesura e la preparazione delle tinte rappresentano una firma diversa e caratteristica, un ponte di congiunzione tra la personalità degli artisti e i lavori per i quali sono diventati celebri. Delacroix, con le sue teorie sul colore, ha organizzato le sue vernici in variazioni cromatiche ordinate lungo la curva della sua tavolozza. Yves Klein ha riempito il suo piatto di ceramica con il blu. La palette di Morandi sembra aver assorbito un po’ di sole nel suo studio a Bologna. La tavolozza di Francis Bacon è cupa ed elementare, molto simile al suo immaginario crudo. Quella di Van Gogh è ricca di colori vivaci e linee vibranti.

Matthias Schaller è riuscito a cogliere l’inconscio, la pittura prima della pittura, e il suo particolare tipo di ritrattistica indiretta suggerisce che tutti i segni che facciamo, le tracce che lasciamo rivelano su di noi tanto quanto la nostra presenza fisica.

L’intimità della tavolozza è ciò che mi affascina. Si tratta di una sorta di inconscio; un’area incontrollata da cui l’artista parte per realizzare un’area controllata: la sua pittura. E si può sentire il processo di creazione.

Veronica Verzella

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