Verso la fine del 2012 la rivista LIFE  rese pubbliche alcune foto inedite, parte di un famoso servizio fotografico su Pablo Picasso. Alle immagini del grande artista, del suo studio e delle sue opere, si affiancavano numerose fotografie che lo ritraevano intento a tracciare schizzi nell’aria in forma di scie luminose.

Era il 1949.

Gjon Mili, pioniere della fotografia con l’uso del flash elettronico, raggiunse Picasso nel suo studio di Vallauris, in Francia meridionale, e gli mostrò alcuni scatti realizzati con la tecnica del light painting: una piccola lampadina sulla scarpetta di una pattinatrice aveva generato scie luminose, veri e propri disegni nello spazio.

Il maestro rimase entusiasta dei risultati ottenuti e cominciò ad elaborare nuove vie per la propria arte. Picasso posò per cinque sessioni tracciando trenta disegni di luce in una stanza buia. Mili catturò le opere del maestro con l’ausilio di due macchine fotografiche: lasciando aperto l’otturatore, illuminava l’artista con un flash laterale un attimo prima di scattare.

Il risultato? Una serie di scatti straordinari.

Centauri, tori, profili greci, figure, vasi di fiori svanivano nell’attimo stesso in cui venivano creati. Ma svanivano senza perdersi perché, sei decenni dopo, sono ancora qui e vivono nelle immagini ipnotiche di Gjon Mili.

Veronica Verzella

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