Marguerite Peggy Guggenheim nasce il 26 agosto 1898 in un appartamento dell’Hotel Majestic di New York, dove vivono i genitori Benjamin e Florette.

Provengo da due delle famiglie ebree più in vista. Uno dei miei nonni era nato in una stalla come Gesù Cristo, o meglio sopra una stalla, in Baviera, e l’altro era un venditore ambulante.

Nonostante le umili origini, il grande patrimonio di Peggy è frutto dell’incontro di due prolifiche dinastie statunitensi, i Seligman da parte di madre e i Guggenheim da parte di padre. Benjamin muore nel naufragio del Titanic del 1912: pessimo negli affari, lascerà la famiglia sull’orlo di un tracollo finanziario ma la solidarietà degli zii Guggenheim e una consistente eredità dal patriarca Seligman fugheranno ogni pericolo.

Ottenuta l’indipendenza e la sua parte di eredità, Peggy non esita a lasciare la puritana America per la più eccentrica Europa. Si sposa a Parigi nel 1922 con Laurence Vail e da lui avrà due figli, Pegeen e Sindbad. Grazie al marito, scrittore e collagista Dada di grande talento, comincia a frequentare i salotti bohémien e i celebri caffè di Montparnasse e Saint-Germain-des-Prés. Stringe amicizia con i grandi esponenti dell’avanguardia europea: Man Ray, Constantin Brâncuși e Marcel Duchamp.

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Peggy Guggenheim posa per Man Ray, Parigi, 1924 ca.

Dopo il divorzio da Vail, nel 1928, comincia a vagare per l’Europa con i figli. Durante un ballo a Saint Tropez s’imbatte nel grande amore della sua vita, John Holmes, un focoso aspirante scrittore scozzese che morirà tragicamente nel 1934 per una banale operazione al polso. Nel gennaio del 1938, insieme a Jean Cocteau, inaugura la galleria londinese Guggenheim Jeune. L’amico Samuel Beckett insiste affinché si dedichi all’arte contemporanea, in quanto “cosa vivente”, e Duchamp le insegna “la differenza tra l’arte astratta e surrealista”. La prima mostra esporrà le opere di Jean Cocteau, mentre la seconda sarà la prima personale di Vasily Kandinsky in Inghilterra. Fu la prima a realizzare una mostra con disegni di bambini e la prima in assoluto ad esporre i lavori di Henry Moore e Lucian Freud.

Nel 1939 Peggy torna a Parigi. Vuole trasformare la sua collezione in un vero e proprio museo: lei, ebrea, incurante della guerra e determinata a “comprare un quadro al giorno”, decide di acquistare un grande numero di opere d’arte.

L’arte moderna mi ha conquistata non appena l’ho conosciuta, ne ero diventata dipendente, non era mai abbastanza

Alcuni capolavori, come i quadri di Georges Braque, Salvador Dalí, Piet Mondrian e Francis Picabia, vennero comprati all’epoca. Acquista Uomini in città di Fernand Léger nel giorno in cui Hitler invade la Norvegia e Uccello nello spazio di Brancusi mentre i tedeschi si avvicinano a Parigi. Solo allora decide di lasciare la città.

Peggy portò con sé diversi artisti ebrei fra cui Mondrian, Duchamp e Max Ernst. Nascosti sotto abiti e cappotti, riuscì a far imbarcare anche i suoi preziosi Klee, Severini, Picabia, De Chirico, Kahlo che il Louvre aveva rifiutato perché “arte degenerata”.

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Peggy Guggenheim accanto a “La nostalgia del poeta” di Giorgio De Chirico

Durante il primo anno di guerra la collezione venne ospitata al museo di Grenoble ma non poté essere esposta per paura delle rappresaglie del regime collaborazionista di Vichy. Nel luglio del 1941 Peggy ritorna a New York e nel 1942 inaugura la galleria Art of This Century sulla 57ma strada. Creata dall’architetto Frederick Kiesler, la galleria aveva il pavimento turchese, il soffitto e le pareti ricurve in caucciù; si componeva di spazi espositivi innovativi, che la resero presto una delle più stimolanti sedi di arte contemporanea.

Della serata inaugurale Peggy scrisse:

Indossai un orecchino di Tanguy e uno di Calder, per dimostrare la mia imparzialità tra l’arte surrealista e quella astratta.

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Peggy Guggenheim

Peggy realizza un catalogo straordinario curato da André Breton, con una copertina disegnata da Max Ernst e organizza mostre temporanee dei maggiori artisti europei e di numerosi artisti americani allora sconosciuti, come Robert Motherwell, William Baziotes, Mark Rothko, David Hare, Richard Pousette-Dart, Robert de Niro Sr, Clyfford Still e Jackson Pollock, cui viene dedicata la prima personale alla fine del 1943. Il pittore statunitense, «un tipo difficile, con un lato angelico, un animale in gabbia», è la scoperta più importante fatta dall’ereditiera. Notato quando faceva il custode al museo di Solomon Guggenheim, gli offre uno stipendio, lo promuove attivamente e ne vende le opere. Gli commissiona anche Murale, la sua opera più grande, che in seguito donerà all’Università dello Iowa.

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Jackson Pollock – “Murale”

Fondamentale è l’incoraggiamento che Peggy e il suo assistente Howard Putzel offrono agli esponenti della nascente avanguardia newyorkese. Grazie all’attività di gallerista di Peggy, Pollock e altri artisti americani entrano in contatto con l’avanguardia europea, in particolare con il Surrealismo. Dal 1941 Peggy era infatti sposata col pittore Max Ernst da cui divorzierà nel 1943.

Con la fine del conflitto, Peggy decide di ritornare in Europa nel 1947. La sua collezione viene esposta per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1948 nel padiglione greco. La presenza di opere cubiste, astratte e surrealiste rende l’esposizione la più completa descrizione del modernismo mai presentata fino ad allora in Italia.

Alla fine del 1948 Peggy acquista Palazzo Venier dei Leoni a Venezia, dove si trasferisce con la sua collezione.

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Peggy Guggenheim a Palazzo Venier dei Leoni con Alexander Calder, “Arco di petali”, alle sue spalle Jean Arp “Scarpa azzurra rovesciata con due tacchi sotto una volta nera” – Venezia, primi anni ’50, foto Archivio CameraphotoEpoche

A Venezia la raggiunsero i grandi nomi della cultura e dell’arte, ospiti eccezionali che accoglieva nel museo con i suoi bizzarri occhiali da sole, scrutando le loro reazioni alla vista de L’angelo della città di Marino Marini che, prontamente, nascondeva quando un cardinale andava a farle visita.

Mentre la sua collezione fa il giro d’Europa tra Firenze, Milano, Amsterdam, Bruxelles e Zurigo, nel 1962 viene insignita della cittadinanza onoraria della città di Venezia:

Si è sempre dato per scontato che Venezia è la città ideale per una luna di miele, ma è un grave errore. Vivere a Venezia, o semplicemente visitarla, significa innamorarsene e nel cuore non resta più posto per altro.

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Giuseppe Marchiori, Giovanni Comisso, Peggy Guggenheim, Emilio Vedova e Giuseppe Santomaso sullo scalone del Comune di Venezia il giorno in cui viene conferita a Peggy la cittadinanza onoraria di Venezia – 5 febbraio 1962, Photo Archivio CameraphotoEpoche

Nel 1969 il Museo Solomon R. Guggenheim di New York invita Peggy ad esporvi la sua collezione. Nel 1976 decide di donare le sue opere alla Fondazione Solomon R. Guggenheim, “il garage” che Frank Lloyd Wright aveva progettato per lo zio sulla Fifth Avenue.

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Guggenheim Museum – Frank Lloyd Wright

Peggy Guggenheim muore all’età di 81 anni, il 23 dicembre 1979. Le sue ceneri sono seppellite in un angolo del giardino del suo museo con i resti di 14 dei suoi amatissimi cani Lhasa Apso. Da allora, sotto la supervisione della Fondazione Guggenheim, la Collezione Peggy Guggenheim è diventata uno dei maggiori musei d’arte moderna al mondo.

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Peggy Guggenheim a Venezia, 1969, foto di Stefan Moses

Peggy fu collezionista e mecenate, ma anche mercante e gallerista. Non si preoccupò di mescolare sacro e profano, uomini e opere, vita e lavoro, arte e denaro. Lei non si preoccupava di avere dei quadri. Lei si preoccupava di avere la bellezza. Riuscì a immaginare un museo in forma di casa e una casa in forma di museo avvicinando i molti alla presunta arte dei pochi. Coraggio e intuizione, generosità e umiltà, denaro e tempo, una straordinaria consapevolezza del significato storico. Tutto questo ha fatto di Peggy Guggenheim una personalità eccezionale e una figura emblematica dell’arte del XX secolo. Unica e irripetibile.

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Peggy Guggenheim nel suo palazzo a Venezia nel 1964, con figure di vetro di Picasso – Time & Life Pictures/Getty Image

Veronica Verzella

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