L’autoritratto, antesignano dell’autoscatto, è il genere artistico che meglio di altri contraddistingue la nostra epoca e ci permette di cogliere l’essenza di un artista, l’immagine che ha di sé e lo stile che lo contraddistingue. Pressoché sconosciuto all’arte antica, il genere si è affermato in epoca medievale sotto forma di autoritratto ambientato e ha raggiunto la completa dignità artistica nel Rinascimento.

Nonostante la possibile conflittualità con la tecnica pittorica, nella prima metà dell’Ottocento alcuni artisti sfruttarono le potenzialità tecniche offerte dalla fotografia.  La tendenza del XIX secolo, ben espressa nei numerosi autoritratti di Gustave Courbet, fu quella di recuperare l’antico prestigio e affermare il proprio ruolo nel mondo.

gustav-courbet
Gustav Courbet

Anche in epoca impressionista, Édouard ManetClaude Monet Pierre-Auguste Renoir prestarono molta attenzione all’immagine che volevano lasciare: escludendo dalla propria rappresentazione i modelli e lo spazio dell’atelier, focalizzarono l’attenzione esclusivamente sul soggetto.

Nei suoi autoritratti e in buona parte della sua produzione pittorica, Edgar Degas rese manifeste le potenzialità della fotografia. Il pittore si tenne lontano dalle drammatiche raffigurazioni interiori di alcuni suoi colleghi, mostrandosi come un raffinato ed elegante dandy, perfettamente integrato e a suo agio nella società.

edgar-degas
Edgar Degas

Nella seconda metà dell’Ottocento, l’autoritratto rivela anche una grande forza di analisi introspettiva: il tema si fece profondo e drammatico, sulla scorta dell’interesse per la psiche umana suscitato dagli studi di Sigmund Freud. Attraverso l’autoritratto gli artisti si raccontano e si fanno portavoce della condizione umana: fra una ruga e uno sguardo rivelano il loro mondo interiore e il significato profondo dell’arte. Rilevante fu la nuova dimensione sociale in cui gli artisti si trovarono a vivere: non più professionisti dalla notevole caratura culturale, bensì personalità isolate in un mondo borghese ipocrita e conformista.

Tra gli artisti che fecero della propria immagine una finestra aperta sull’anima, spicca lui: Vincent Van Gogh. Ecco che nell’Autoritratto del 1889 l’artista si presenta teso ed intimorito, su uno sfondo del tutto astratto, le cui vorticose pennellate generano un effetto psichico di grande impatto.

vincent-van-gogh-_
Vincent Van Gogh

Negli stessi anni, anche Paul Gauguin maturò una vera e propria ossessione per la sua immagine. Gli autoritratti gli permettono di ripercorrere alcuni periodi psicologici della sua esistenza, diventano un’occasione per scandagliare i meandri della propria anima alla ricerca della più intima identità spirituale.

paul-gauguin
Paul Gauguin

Estremamente introspettivo è anche il lavoro condotto da Edvard Munch che nell’Autoritratto con sigaretta del 1895 non nasconde la sua inquietudine, la sua angoscia interiore. Lo spazio è un bozzolo d’ombra e fumo, l’espressione ha una fissità smarrita e la mano ha un tremito nervoso mentre punta verso l’alto. Non c’è altra realtà per l’artista che quella interiore.

edvard-munch
Edvard Munch

Numerosi pittori si sono autoritratti muniti degli strumenti distintivi del mestiere, pennelli e tavolozza: è il caso di Amedeo Modigliani, Henri Matisse, René Magritte.

amedeo-modigliani_
Amedeo Modigliani
rene-magritte_
Rene Magritte
wp-image-1686583515jpg.jpg
Henri Matisse

Agli inizi del XX secolo, il genere comincia a riflettere la crisi spirituale e morale dell’uomo occidentale, che sperimenta il fallimento dell’ottimismo positivista ottocentesco e assiste agli orrori della prima guerra mondiale. La rappresentazione dell’io dell’artista non può che essere confusa, nevrotica, frammentaria. La sensibilità espressionista diede vita a raffigurazioni in cui il tormento interiore, l’alienazione sociale e il racconto della tragedia bellica sono alla base di scelte stilistiche peculiari, in continuità con l’introspezione psicologica ricercata dai pittori del secolo precedente. Ora l’autoritratto non mira a rappresentare le fattezze dell’artista, ma a suggerirne la personalità attraverso forme improntate su un inquieto misticismo. Significativi gli autoritratti di Egon Schiele e Pablo Picasso.

egon-schiele_
Egon Schiele
pablo-picasso
Pablo Picasso

Gli anni passano e la società è in continuo mutamento. Nel suo autoritratto del 1932, Tamara De Lempicka è la personificazione della donna moderna, indipendente, annoiata; sul capo un caschetto da automobilista, guanti di daino e una svolazzante sciarpa in tinta con il copricapo. Il suo sguardo fermo e altero è diventato il simbolo di un’epoca, quella in cui la donna emancipata si afferma in tutta la sua femminilità.

tamara-de-lempicka_
Tamara De Lempicka

Progressivamente gli artisti delle Avanguardie del Novecento hanno riflettuto a lungo sullo statuto delle immagini, allontanandosi sensibilmente dal fondamento della mimesis che aveva rappresentato il principale criterio di riferimento nel passato.

bruno-munari-autoritratto-1943
Bruno Munari, “Autoritratto”, 1943
mimmo-rotella-autoritratto-1951
Mimmo Rotella, “Autoritratto”, 1951
alberto-burri-autoritratto-1952
Alberto Burri, “Autoritratto”, 1952

Si sviluppano diverse tendenze, da una parte fondate sulla manipolazione della riproduzione della realtà, dall’altra sulla serializzazione, sui “doppi” dell’essere, sulle forme inautentiche dell’esistenza.

Per Francis Bacon la rappresentazione della sua immagine è l’esito di un processo lungo e complesso: prima di arrivare all’autorappresentazione compiuta e dichiarata, le sembianze dell’artista non sono immediatamente riconoscibili, né immediatamente proposte come proprie. Bacon lavora sottoponendo la figura umana ad un processo di degradazione che rimarrà una costante del suo stile. Il soggetto, la persona è lacerata nella sua sostanza e pertanto appare distorta, corrosa, frantumata.

Preferirei compiere in privato lo scempio con il quale credo di poter registrare con più chiarezza la realtà. È possibile, sì, è possibile. Lo capisco perfettamente. Ma mi dica, chi oggi è riuscito a registrare qualcosa, qualcosa che venga recepito come realtà, senza aver compiuto un grave scempio all’immagine?

francis-bacon
Francis Bacon

Diversamente, con un realismo minuzioso ed implacabile, Lucian Freud porta in scena il disfacimento dell’anima conservando l’involucro del corpo, straziato e flagellato, osservato e scandagliato nelle sue brutture più distorte.

lucian-freud
Lucian Freud

Del tutto peculiari sono gli autoritratti della messicana Frida Kahlo, moderna San Sebastiano, che incentra buona parte della propria ricerca artistica sull’autoraffigurazione. Con uno stile tipico dell’arte indio-messicana, influenzato tanto dal surrealismo quanto dallo stile naïf di Diego Rivera, la pittrice condensò i suoi tormenti personali con tematiche politiche e sociali:

Dal momento che i miei soggetti sono sempre stati le mie sensazioni, i miei stati mentali e le reazioni profonde che la vita è andata producendo in me, ho di frequente oggettivato tutto questo in immagini di me stessa, che erano la cosa più sincera e reale che io potessi fare per esprimere ciò che sentivo dentro e fuori di me.

frida
Frida Kahlo

L’autoritratto cessò di essere praticato con l’avvento dell’astrazione, ma conosce un periodo di rinascita grazie alla Pop art, che accolse le forme della comunicazione di massa per rappresentare le dinamiche della moderna società dei consumi. Nel 1981 Andy Warhol esegue il suo autoritratto, L’ombra: non è la prima volta che si cimenta in tale genere, ma non aveva ancora sfruttato le modalità espressive della proiezione dell’ombra come proseguimento di sé. L’unità della persona si sgretola e si smaterializza nel nulla cosmico, espandendosi nell’indeterminato.

andy-warhol-lombra-1981-new-york-ronald-feldman-fine-arts
Andy Warhol, “L’ombra” – 1981

Ciò che rende l’autoritratto così affascinante è la sua capacità di sostituirsi alla persona di cui è “copia”. A metà strada tra il mito classico di Narciso e un moderno Dorian Gray, l’immagine pittorica diventa un doppio del soggetto e vince la morte fisica con l’immortalità dell’opera d’arte.

Veronica Verzella

RIPRODUZIONE RISERVATA

Bibliografia e sitologia di riferimento

Annunci