L’artista norvegese Lene Kilde trae ispirazione dalle emozioni dei bambini, ne cattura abilmente brevi momenti che distilla in sculture in rete metallica. Le parti definite dei suoi soggetti, limitate quasi esclusivamente alle mani e ai piedi, sono in cemento e si dissolvono nelle trame del metallo e dello spazio. Nulla manca: Lene invita lo spettatore a completare idealmente ogni scultura, sostituendo i frammenti mancanti con i propri ricordi o racconti.

Il linguaggio del corpo dei bambini è la forma più pura della loro comunicazione.

L’artista riesce ad esprimere questa suggestione anche nelle opere realizzate esclusivamente con fil di ferro, dove fonde i limiti del divario scultura-disegno.

La prima opera di questa serie è di ispirazione autobiografica, The girl on the toilet:

Questa è in assoluto la prima scultura in fil di ferro che abbia mai fatto. È del 2007. Un sottofondo sonoro in cui mia figlia a 2 anni cantava una canzone per far sentire bene il suo orsacchiotto, era parte dell’opera.

L’artista attinge dai propri ricordi anche per Waiting for teddy bear to dry:

Questa è la storia del mio fratellino e del suo orsacchiotto. Lo portava con sé ovunque andasse, ma una volta ogni tanto doveva essere lavato. Dopo il lavaggio, l’orsacchiotto veniva messo ad asciugare. Mio fratello era in piedi sotto di esso, piangeva e cercava di raggiungerlo. Dopo un po’ si arrendeva e si metteva seduto, in attesa che l’orsacchiotto si asciugasse.

Poteva restare seduto lì per ore.

Un mondo che c’è e non c’è, un confine sottile di linee metalliche, aria e fantasia. Questa l’essenza di una straordinaria artista venuta dal nord: Lene Kilde.

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Lene Kilde e la “Reading girl”, 2013

Veronica Verzella

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