Nato a Genova il 17 febbraio 1950, Francesco Musante è uno dei principali artisti del panorama ligure. Dal piccolo studio di Vezzano, i suoi personaggi bizzarri e coloratissimi hanno raggiunto gallerie d’arte e pubblicazioni editoriali internazionali, sono entrati nelle case e nei cuori dei molti che hanno subito il fascino inconfondibile delle sue opere.

Un autentico fabbricante di sogni, di quelli a occhi aperti.

Come in un film di Fellini

Dopo il liceo artistico, negli anni Settanta si iscrive alla Facoltà di Filosofia di Genova e frequenta i corsi di pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara. Le sue prime sperimentazioni artistiche risalgono al 1967: si tratta perlopiù di ricerche astratte su grandi campiture di colore. Nel 1968 comincia a esporre le sue opere in mostre collettive, concorsi di pittura e premi. I lavori degli anni 69-70 risentono soprattutto dell’influenza della Pop Art e dei Combine Paintings di Robert Rauschenberg.

Robert Rauschenberg – Monogram, 1955

Divenuto pittore, scultore e ceramista, nel 1973 fa il suo esordio con una collettiva e una personale nella galleria Il Quadrifoglio di La Spezia dove si trasferisce con la moglie Sandra. Questo è un anno importante: segna l’inizio del suo lungo e fortunato percorso artistico anche come incisore. Fino alla metà degli anni Settanta, Musante frequenta Torino e la Galleria Sperone, conosce alcuni artisti dell’Arte Povera, tra cui Penone che all’epoca insegnava al Liceo Artistico di Genova. Nel 1975 si assiste a un cambio di rotta: Musante si dedica alla pittura figurativa, creando una serie di figure femminili ispirate a Klimt e alla Secessione Viennese. Un tema che sviscererà utilizzando diverse tecniche e svariati supporti.

Erano gli anni ’69-’70, la Pop Art era appena nata in Italia e io me ne ero innamorato. È stato dopo il liceo quando ho iniziato a cercare ciò che mi piaceva. All’inizio facevo delle teste di donna dallo stile un po’ klimtiano, poi negli anni ’80 ho iniziato a virare verso il fantastico.

Tra le diverse influenze, probabilmente le più evidenti restano quelle di Chagall e Mirò:

Chagall è venuto dopo con questo genere fantastico […] Aggiungerei anche Mirò perché, pur non essendo figurativo, amo i colori che usa e vedo in lui una coerenza che, per esempio, non vedo in Picasso, anche se non discuto la sua bravura e genialità. Io però amo di più Mirò, e Chagall perché si è creato un mondo tutto suo: a me piace chi si crea un universo proprio e ci vive dentro.

In questo periodo nasce il ciclo legato alla lettura dell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters e di Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carrol. A poco a poco comincia anche il lavoro con la grafica e gli acquarelli dove si intravedono i primi spunti narrativi e fantastici che contraddistinguono la sua opera dal 1985 fino ad oggi.

Nascono così i suoi omini  fiabeschi, inseriti in contesti pieni di oggetti, personaggi e parole. Guardando le sue opere si è immediatamente proiettati in un mondo fantastico, dove gli elefanti volano, gli alberi hanno nella chiome case, gabbiette, clown e i treni vanno e vengono senza meta portando i passeggeri e le loro storie. I sogni di Musante hanno notti serene con decine di mezzelune, sono popolate da pittori che brandiscono enormi pennelli come picche da torneo, mentre funamboli trasognati esibiscono assurdi equilibrismi e concertisti sgangherati suonano strumenti silenziosi.

Alcuni elementi ricorrono frequentemente, come una sorta di cifra stilistica dell’autore: i cuori, le lune, le partiture musicali, il 17 febbraio, la tazzina di caffè. E il suo protagonista, un elegante personaggio con una tuba, è in perenne migrare mentre fluttua nel cielo stellato, a cavallo di un treno, su una nave, occupato in qualche acrobazia, spesso sospeso in aria, ma pur sempre intento a rincorrere l’amore o a farsi travolgere dal sentimento. Ritroviamo sovente un acuto pencolante corsivo, una scritta che vive, senza la quale l’immagine non diventa racconto. Le parole spesso girano intorno al quadro perché nei sogni non c’è sopra e sotto, vale tutto e il suo contrario. Le sue fabbriche dei sogni non nascono con il montaggio di pezzi a catena ma sono il prodotto della mano di questo operaio della fantasia, un’immagine globale da incorniciare con parole.

In volo sopra la Terra

Per quanto riguarda il processo creativo, è lo stesso Musante a descrivere il suo modus operandi:

Nel mio caso, parto sempre dal disegno a matita, sopra la tela o sopra la carta, e lo lascio libero di andare, non mi dò un tema prestabilito. Viaggiando così a ruota libera scopro delle cose nuove che stupiscono anche me e questo è il momento più bello: quando uno vede che senza deciderlo nasce qualcosa di nuovo […] Quando disegno è come se facessi una sorta di analisi: lascio viaggiare il mio pensiero e butto giù dei disegni anziché delle parole. Questo mi è servito per capire molte cose di me, anche perché a volte il lavoro del pittore è solitario. Quando disegno e sono solo, oltre a parlare, ragionare e inventarmi cose, mi racconto anche delle storie…

Durante la sua carriera artistica, Musante si è dedicato all’illustrazione di diversi libri di racconti e favole e dal 1971 si sono susseguite più di 400 mostre personali. Famose le sue grafiche a tema dedicate alle favole di Pinocchio o di Andersen, alle poesie di Pablo Neruda, ai segni zodiacali o alle professioni.

L’artista ha partecipato anche a numerose collettive a livello internazionale e ha realizzato sculture in vetro grazie alla collaborazione con il maestro vetraio Walter Furlan.

Nel 2007 ha collaborato alla realizzazione della sigla e delle scenografie dello spettacolo televisivo Zelig mentre il 2011 lo ha visto impegnato con le ambientazioni e i costumi per la Bohème del Teatro Carlo Felice di Genova:

La mia pittura è molto colorata, dipingo sogni ad occhi aperti, la Bohème è un’opera drammatica, dovrei smorzare il mio amore per i colori, forse dovrei sforzarmi di creare la soffitta e le piazze parigine in uno stile non mio, minimalista, insomma dovrei non essere me stesso.

Negli anni Musante collabora con molte aziende e tramite Art for Communication, nel 2013 realizza una casa-scultura itinerante di 100 mq per Telecom Italia:

 

Tra visionarietà e lucida illusione, tra storia autobiografica e fantasia, nelle opere di Francesco Musante viene narrata la necessità umana di creare un legame, un rapporto sentimentale a cui concedersi liberamente. La sua è un arte figurativa fatta di colori vivaci, accostamenti gioiosi, l’espressione di una creatività narrata, dipinta, incisa che anima il cuore e la mente con avventure di sogno e poesia.

Veronica Verzella

RIPRODUZIONE RISERVATA

Sitologia di riferimento

Annunci