La melanconia e lo humor sono la locomotiva del mio lavoro. Creano un linguaggio poetico la cui essenza non si affida alla semplice bellezza, ma al lato nascosto di ogni cosa. Quel che mi spinge ad andare avanti è la reazione delle persone. La vita adulta è pura inerzia, che sembra essere rotta solo dalle cattive notizie e dagli incentivi, e se riesco a far riflettere le persone, allora tutto ha senso.

Quando si parla di Pejac, i termini chiave sono messaggio e adattamento. Non importa se lavora su carta o su tela, in studio o in pubblico: egli ha una straordinaria capacità di adattare il suo lavoro ad un messaggio chiaro e potente.

Heavy Sea, 2013
Heavy sea, 2013

Silvestre Santiago Pejac, classe 1977, ha iniziato il suo percorso artistico presso l’Accademia di Belle Arti di Milano sviluppando uno stile del tutto peculiare: onirico, lineare e minimalista, visivamente rarefatto, ma denso di poesia e di suggestioni filosofiche. I suoi personaggi, sfuggenti come ombre, sono caratterizzati da un intenso controluce e celano un pensiero, un concetto, una provocazione che prende forma sia nei contesti convenzionali che negli spazi urbani.

La cosa meno interessante per me è la consistenza, il colore o la dimensione della parete. Quello che mi interessa è il contesto urbano…in alcune opere ho chiaramente lavorato con distorsioni ottiche/illusioni, con la sola intenzione di giocare non solo con il concetto, ma con la stessa percezione della realtà.

L’artista spagnolo è in grado di raccontare così tanto dipingendo poco, usa l’ambiente come parte del tutto e raggiunge effetti fantastici dando un nuovo significato al termine site-specific. Immediato è il richiamo allo stile concettuale di Banksy: entrambi scelgono di utilizzare figure essenziali e pochissimi colori, guidati da una straordinaria capacità di sintesi e comunicazione creativa. Ma Pejac allo spray preferisce i pennelli sottili, al sorriso l’inquietudine.

L’artista spagnolo riesce a toccare temi sociali in maniera intelligente e poetica, la sua arte critica e provocatoria arresta il cammino del passante.

Utilizza alcune illusioni ottiche anche nel 2014, quando realizza tre opere sui muri del quartiere asiatico di Üsküdar: Lock, PosterShutters. I tre dipinti murali hanno lo scopo di rappresentare la percezione e l’illusione della libertà:

Ho dipinto questi trompe l’oeil nella stessa zona di Uskudar, molto vicini gli uni dagli altri, al fine di stabilire un legame fisico tra di loro. Nel caso di queste tre finestre la “trappola” funziona in entrambe le direzioni: dall’esterno all’interno e dall’interno verso l’esterno.

Lock, Poster and Shutters – Istanbul 2014

La forza del suo lavoro e del suo linguaggio universale deriva dalla giusta combinazione di concetti efficaci, arte classica e cultura popolare. Per ottenere questo effetto, sperimenta diversi linguaggi visivi e strumenti non convenzionali.

Con una straordinaria perizia tecnica, replica i capolavori classici di Claude Monet, Eugène Delacroix, Vincent Van Gogh, inserisce riferimenti a Michelangelo, Lucio Fontana, Edvard Munch, ma riduce al minimo il suo lavoro con ombre e sagome nude.

Tutte le esperienze precedenti confluiscono in una straordinaria intuizione: Pejac comincia a disegnare silhouettes sulle finestre della sua casa di Valencia, degli hotel in cui alloggia e le fotografa in modo che esse appaiano proiettate all’esterno.

La capacità di toccare soggetti così diversi e di utilizzare un’ampia gamma di mezzi, tecniche, formati e stili, rende le sue opere uniche. Pejac mantiene la sua voce riconoscibile attraverso un intervento sottile e silenzioso, riesce a trasmettere leggerezza, libertà e pienezza. Apre finestre, porte, squarci sugli edifici, riempie con la fantasia gli spazi vuoti delle città, oggetti noti e familiari subiscono continue trasformazioni e nulla è solo ciò che appare. Un’operazione dirompente di pura immaginazione, poesia, arte educata ed educativa: questo è Pejac!

Veronica Verzella

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