Le Sette opere di Misericordia, conservato presso il Pio Monte della Misericordia di Napoli, è un dipinto realizzato da Caravaggio tra la fine del 1606 e il gennaio del 1607. L’opera venne commissionata dai giovani aristocratici partenopei della congregazione del Pio Monte ed è particolarmente articolata, sia dal punto di vista compositivo che iconografico. Il soggetto doveva illustrare l’attività assistenziale svolta dalla congregazione. E Caravaggio riesce nell’impresa: fonde sette opere di misericordia descritte nel vangelo di Matteo in un’unica scena, intrecciando le diverse iconografie senza perdere l’effetto plastico unitario.

Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.

Matteo 25, 34-35

Sette opere di Misericordia

Il dipinto rappresenta un vero e proprio cardine per la pittura meridionale. Caravaggio concentra in una visione d’insieme diversi personaggi a grandezza naturale e li colloca in un’ambientazione che rimanda ai tipici vicoli popolari di Napoli. La luce, grande protagonista, sbalza le masse, i volti e i panneggi, contribuisce ad evidenziare il nuovo senso sintetico dei volumi caravaggeschi.

Le sette opere di misericordia sono così raffigurate:

  • Seppellire i morti: rappresentata sulla destra con il trasporto di un cadavere. Si intravedono solo i piedi, un portatore e un diacono che regge la fiaccola. Proprio il cero acceso in fondo alla composizione aumenta il senso di profondità del quadro.
Seppellire i morti
Seppellire i morti
  • Visitare i carcerati e Dar da mangiare agli affamati: sono concentrate nell’episodio di Cimone che, condannato a morte per fame in carcere, fu nutrito dal seno della figlia Pero. La donna appare guardinga e tesa mentre l’anziano padre ha incastrato la testa tra le sbarre.
Dar da mangiare agli affamati
Visitare i carcerati e dar da mangiare agli affamati
  • Vestire gli ignudi: appare concentrata nella figura di un giovane cavaliere che fa dono del mantello ad uno storpio nascosto nella penombra. Il giovane funge sia da moderno san Martino di Tours, sia da consolatore degli infermi, mentre il frammento di luce che evidenzia il piede nudo è una probabile allusione a quei “poveri vergognosi” verso cui si indirizzava l’attenzione dei mecenati.
Vestire gli ignudi
Vestire gli ignudi
  • Dar da bere agli assetati: è rappresentata da un uomo che beve da una mascella d’asino, rimando a Sansone che nel deserto si disseta con l’acqua fatta sgorgare miracolosamente dal Signore. Maurizio Calvesi ha ricordato come nell’esegesi allegoristica «la sete sofferta da Sansone prefigurasse quella patita da Cristo sulla croce».
Dar da bere agli assetati
Dar da bere agli assetati
  • Ospitare i pellegrini: è riassunta dall’uomo in piedi all’estrema sinistra che indica un punto verso l’esterno, e da un altro con una conchiglia sul cappello, identificabile con un pellegrino.
Ospitare i pellegrini
Ospitare i pellegrini

Nonostante le discrepanze della critica, Maurizio Calvesi ha evidenziato la vicinanza del dipinto allo spirito del Catechismo redatto dal cardinale Roberto Bellarmino del 1597 che propugnava la pratica delle opere di carità come mezzo di espiazione e di elevazione spirituale. In questa direzione va interpretata anche la presenza della figura della Madonna col Bambino attorniata da due figure angeliche, che alluderebbe al ruolo della Chiesa nella promozione e nella pratica delle opere. La Madonna non è una figura eterea ma è una donna del popolo, con la sua bellezza autentica, che si affaccia da un balcone tra le lenzuola stese al vento.

La camera scura è trovata all’imbrunire, in un quadrivio napoletano sotto il volo degli angeli lazzari che fanno la “voltatella” all’altezza dei primi piani, nello sgocciolio delle lenzuola lavate alla peggio e sventolanti a festone sotto la finestra da cui ora si affaccia una “nostra donna col bambino”, belli entrambi come un Raffaello “senza seggiola” perché ripresi dalla verità nuda di Forcella o di Pizzofalcone.

Roberto Longhi

Sette opere di Misericordia, dettaglio della Madonna col Bambino

Stilisticamente il dipinto si avvicina alle ultime pitture di Caravaggio a Roma, in particolare ricorda il Martirio di San Matteo nella cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi per la soluzione compositiva di un gruppo di figure disposte lungo le direttrici a raggiera, ma si differenzia per l’utilizzo di una luce che scolpisce le forme attraverso un chiaroscuro più netto e frantumato.

Caravaggio - Martirio di San Matteo.jpg

Le radiografie del dipinto hanno rivelato numerosi cambiamenti in corso d’opera, ripensamenti compositivi indicativi del modus operandi di Caravaggio che non disegnava ma dipingeva in presa diretta per aggiustamenti successivi. Nel suo stile il naturalismo, la scelta di soggetti reali nelle sue pitture e l’alto livello di simbolismo appaiono condensati: il significato morale di fondo è il rapporto tra le opere misericordiose che gli uomini compiono come avvicinamento a Dio e la misericordia della Grazia che Dio rende loro.

Veronica Verzella

RIPRODUZIONE RISERVATA

Bibliografia e sitologia d riferimento

  • Caravaggio, I Grandi Maestri dell’arte, ed. Skira, 2007, pp. 154-155
  • Marta Ragozzino, Caravaggio, Giunti Editore, 1997, pp. 54-55
  • Francesco Abbate, Storia dell’arte nell’Italia meridionale: Il secolo d’oro, Donzelli Editore, 2002, pp. 5-6
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Sette_opere_di_Misericordia
Annunci