Cosa avrebbe dipinto Edward Hopper nel XXI secolo?

Il britannico Nigel Van Wieck ha traslato lo stile e le tematiche dell’artista americano nella nostra epoca più recente.

Nigel Van Wieck è un artista inglese nato nel 1947. Ma le sue origini anglosassoni non traspaiono dalle sue opere. Al contrario.

Dopo aver studiato in Europa e aver conosciuto il lavoro dei grandi maestri, i loro stili e le loro estetiche, Van Wieck ha capito come sviluppare il proprio mondo. Quando si trasferisce negli Stati Uniti nel 1979, viene letteralmente folgorato dallo stile realista americano contemporaneo. All’inizio sono stati i dipinti di Thomas Eakins e di Winslow Homer a catturare la sua attenzione. Ma ancor più forte è stato il fascino esercitato dall’opera di Edward Hopper, in cui ha percepito uno spirito affine.

Edward Hopper, Nighthawks – 1942, Art Institute of Chicago

Da quasi due decenni, Nigel Van Wieck sta evolvendo un carattere distintivo fortemente radicato nella tradizione del realismo americano. I suoi oli di piccole dimensioni offrono scorci del classico americano […] In genere le sue sono figure solitarie, spesso ricordano i solitari celebrati da Edward Hopper, e anche se qui non c’è la sua quiete, a tratti emerge un senso di omonimia.

David Galloway

La pittura di Hopper predilige architetture nel paesaggio, strade di città, interni di case, di uffici e di locali. Le immagini hanno colori brillanti ma non trasmettono vivacità, gli spazi sono reali ma in essi c’è qualcosa di metafisico che comunica allo spettatore un forte senso di inquietudine.

Edward Hopper, Morning Sun – 1952

E così anche Nigel Van Wieck. Le sue opere hanno un contenuto moderno ma sembrano appartenere ad un’epoca lontana. La maggior parte delle sue scene sono tratte dalla vita reale, in cui l’artista sembra comportarsi come un voyeur. Nelle stazioni della metropolitana, nei vagoni, nelle spiagge assolate di Van Wieck emerge la solitudine dell’essere umano. La composizione dei quadri è spesso deserta, immersa nel silenzio; raramente vi è più di una figura, e quando ve ne è più di una, sembra emergere una drammatica estraneità e incomunicabilità tra i soggetti, spesso raccolti nei propri pensieri, isolati dai pixel della tecnologia. Utilizza punti di vista strategici creando una prospettiva concreta che invita lo spettatore a “camminare” nel dipinto. Il denominatore comune è una riflessione sincera della società di oggi.

Luci, ombre e colori sono plasmati per fare della tela una narrazione realistica.

La pittura è un mezzo per esprimersi. Mi sono reso conto di essere un artista cinetico e che i miei interessi erano rivolti all’arte bidimensionale e non tridimensionale. Ma come artista cinetico, ho imparato la luce e il suo potere. È diventata la chiave del mio lavoro. La pittura è colore e non c’è colore senza luce […] Voglio sempre catturare un “momento nel tempo”, rende i miei quadri reali e senza tempo. Io realizzo questo dipingendo la luce; […] la luce ci è familiare, è come la musica, evoca una memoria o un’emozione e cristallizza il momento.

Per realizzare i suoi dipinti, Van Wieck guarda i modelli dal vivo, utilizza fotografie e ritagli, ma la sua fonte di ispirazione principale resta la memoria.

Un’idea diventa forzata e falsa quando viene manipolata, la parte intuitiva di me si rivela migliore se lasciata da sola. Quello che è importante è che creo l’illusione di una realtà; rende un’idea potente. Così i miei quadri sono costruiti con cura per far credere che quello che vedono è vero, ma non lo è. La realtà è molto meglio quando si immagina.

Nella maggior parte delle sue opere, la malinconia e la solitudine sono forme di distacco emotivo, catturano immediatamente l’attenzione dello spettatore e lo portano ancora una volta più vicino a Hopper che come nessuno ha saputo dipingere l’assordante silenzio della sua epoca.

Veronica Verzella

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