Si avvertiva immediatamente quando ci si trovava in sua presenza che quella non era una donna comune. Non era bella in senso classico, ma era un tipo che non si dimenticava facilmente. C’era nei suoi occhi una luce, uno sguardo straordinariamente luminoso, limpido come il cielo di primavera.

James Lord

Erano gli occhi di Dora Maar.

Cresciuta fra Parigi e Buenos Aires, padre croato, mamma francese, Henriette Theodora Marković è una delle personalità femminili più affascinanti del XX secolo. Bruna, appassionata, intellettualmente vivacissima, impulsiva, collerica, imprevedibile, tragica e violenta. Un’artista, una fotografa e una modella di successo, socialmente e politicamente impegnata. Studia fotografia all’École de Photographie de Paris, conosce Henry Cartier Bresson e lavora con l’ungherese Brassai; nel 1931, in società con Pierre Kéfer, apre uno studio fotografico, operando nel settore della moda e della pubblicità, firmando le sue foto come Dora Maar. Diviene prima la compagna del cineasta Louis Chavance, e in seguito del poeta Georges Bataille che la introduce nella cerchia dei surrealisti: fra i suoi migliori amici  a Montparnasse figurano Breton, Man Ray e Prèvert.

Dora Maar ritratta da Man Ray nel 1936

Dora è attenta agli ultimi, al mondo dell’infanzia, ai mendicanti e ai vagabondi, alla gente dei mercatini rionali, ai nuovi poveri dopo la crisi del 1929. La sua fotografia ha un’intelligenza sensibile, si distingue per una limpidezza formale e un’emozione diretta; non si limita a documentare frammenti di vita quotidiana ma partecipa alla vita e al dolore di chi incontra con profonda umanità, tinge i mendicanti ciechi e i bambini disadattati di un’inusuale dignità.

Dora si schiera dalla parte dei diseredati. Questa presa di posizione è accompagnata da un’istintiva inclinazione per il mistero, il magico e il soprannaturale, temi che il surrealismo aveva dispiegato mischiando pensiero automatico e arte infantile, erotismo e follia. Inserisce scorci monumentali, sculture volanti, manichini iperrealisti e vedute capovolte.

Nella sua produzione c’è spazio anche per i nudi e per i ritratti, come quelli della bellissima Nusch Éluard, di Alberto Spadolini, Leonor Fini e René Crevel.

L’impegno politico di Dora si esprime dapprima in seno al gruppo surrealista: firma il manifesto Appel à la lutte pubblicato da Breton nel febbraio del 1934. La sua partecipazione si fa più attiva nel gruppo Contre-Attaque, creato nel 1935 da Georges Bataille e André Breton; condivide con i membri la critica verso la frenetica necessità di ortodossia del partito comunista, la condanna anticapitalista, l’opposizione verso il parlamentarismo borghese. La rivoluzione sociale viene considerata l’unica e la sola possibile alternativa alle condizioni disumane nelle quali vive la maggior parte dei cittadini. Dopo lo scioglimento del gruppo nel 1936, Dora continua a condividere gli ideali dell’amico Bataille che influenzeranno i suoi fotomontaggi del tempo, introducendo una sorta di contestualizzazione religiosa dell’erotismo.

Nudo e candeliere

All’apice del successo, un incontro le cambierà la vita: durante la proiezione del film Le crime de Monsieur Lange di Jean Renoir, Paul Éluard le presenta Picasso. Dora ha 28 anni, Pablo 54. È l’inizio di una profonda e tumultuosa storia d’amore. 

Pablo Picasso e Dora Maar

In quel periodo Picasso si trovava in bilico tra il naufragio del suo matrimonio con Ol’ga Chochlova, aristocratica danzatrice di balletti russi, e il declino della sua recente relazione con la modesta Marie-Thérèse Walter, che gli aveva dato una figlia. Dora stimolava il suo impulso di domarla e distruggerla. Le due rivali affiorano sovente nei quadri dello spagnolo, spesso ritratte l’una coi vestiti dell’altra.

Picasso è crudele con Dora, come con le altre. Il maestro spagnolo adora umiliarla, tanto da convincerla ad abbandonare la fotografia per la pittura.

Dora viene sopraffatta dalla personalità dell’artista: diventa la sua musa privata e l’oggetto di numerosissimi dipinti, l’incarnazione stessa del dolore. Picasso fa in modo di ricordarla ai posteri come la plereuse, la piangente.

Sono la donna che piange, sono la donna verde dei quadri del genio, sono l’idea stessa del dolore: il mio, il suo, il dolore del mondo.

Pablo usa il volto di Dora per ritrarre anche la figura che sorregge la lampada al centro di Guernica e lei, affascinata dalla potenza figurativa del dipinto, riprende in mano la macchina fotografica e comincia a scattare.

Guernica – particolare

Le immagini, pubblicate nel numero 4-5 della rivista Cahiers d’art del 1937, testimoniano l’evoluzione di questa iconica opera e la rendono famosa agli occhi del mondo.

La relazione tra il Minotauro e Dora durò quasi nove anni e si consuma tra scenate e tradimenti. La crisi del rapporto raggiunge l’apice intorno al 1943 quando Picasso avvia una relazione con la pittrice francese Françoise Gilot.

Dora e Picasso

Dora viene travolta dagli eventi dolorosi, e sprofonda in una crisi psicologica devastante, curata anche con l’elettroshock. Viene ricoverata nella clinica Maison de Santé di Saint-Mandé e inizia un trattamento psicoanalitico con Jacques Lacan.

Tutti pensarono che mi sarei suicidata dopo che Picasso mi aveva lasciata, ma non lo feci per non dargli soddisfazione.

La pittura e la religione rappresentano le due strade per trasformare il profondo rancore verso Picasso e lo sconforto procurato dalla perdita dei suoi punti di riferimento. La sua produzione pittorica si emancipa dall’influenza di Picasso per evolversi “verso nature morte caratterizzate da forme stilizzate, da oggetti sobri e soggetti isolati”.

Dora Maar e il suo ritratto di Alice B. Toklas, Parigi 1946

Negli anni Cinquanta si arricchisce con i paesaggi disadorni di Ménerbes, il luogo in cui Picasso le aveva regalato una casa. Dora continua a dipingere e a sperimentare diverse forme espressive. Nel febbraio del 1951 realizza le scene per il dramma Monsieur Bob’le di Georges Schéhadé; in seguito pubblica quattro acqueforti su Sol de la montagne, un libro di poesie di André du Bouchet.

Dora nel suo studio

Nello stesso periodo entra nell’ordine delle benedettine e intraprende una vita molto riservata: meditazione, ricerca spirituale e pittura. Espone a Parigi nel 1957 presso la Galerie Berggruen, nel 1958 a Londra alle Leicester Galleries. Si riavvicina alla fotografia e rielabora dei vecchi fotogrammi. Nel 1995 realizza la sua prima grande retrospettiva di fotografie e dipinti a Valencia.

Dora Maar muore il 16 luglio del 1997. Marie-Thérèse si era già impiccata e l’ultima compagna, Jacqueline, si era sparata alla tempia. Ma lei, Dora, era sopravvissuta a Picasso. E i giornali laconicamente scrissero:

Sacrificata al Minotauro.

Pablo Picasso, Il bacio, 1969

Veronica Verzella

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